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Calcolo giorni fertili, situazioni ideali e non ideali

Situazione ideale? Diciamocela tutta: rapporto passionale con il tuo lui, voglia di far l’amore tutti i giorni, a tutte le ore, entrambi in condizioni ottimali di fertilità. Se avete tutto questo, il calcolo giorno fertili per restare incinta probabilmente non vi serve.

Nella vita reale però ci sono una quantità di situazioni che possono complicare le cose, o rendere urgente cercare di “centrare l’obiettivo” il prima possibile. La più classica è l’aver atteso molto a metter su famiglia. Se sei preoccupata perché temi che il tuo orologio biologico ti stia dicendo che è tardi, è chiaro che non vorresti perdere neanche un mese.

Vediamo allora come è meglio procedere. Ecco qui 6 cose utili da sapere.

1. L’ABC del ciclo femminile e la luna piena e i giorni fertili per rimanere incinta

Un rapidissimo ripasso di come funziona il tuo apparato riproduttivo può essere utile. Il ciclo della fertilità femminile, ritmato dalle mestruazioni, quando è regolare dura in media 28 giorni. Come la luna.

Il momento clou, quello della luna piena, è la maturazione dell’ovulo. E come la luna piena, il suo momento è il quattordicesimo giorno. Ma non è solo l’ovulo a svilupparsi: anche il tessuto che riveste internamente il tuo utero, l’endometrio, cresce e decresce durante il ciclo. 

Ogni mese l’endometrio inizia a prepararsi per un potenziale lieto evento, pilotato dai tuoi ormoni. Diventa più spesso e si arricchisce di capillari, si prepara ad accogliere l’ovulo fecondato. Se questo non arriva, l’endometrio inizia ad auto-disgregarsi. Così come la luna cala fino a scomparire per poi tornare a crescere, così l’utero elimina il rivestimento che non serve più e sanguina per potersi poi rigenerare un’altra volta.

Poetico, vero?

Sarebbe molto più facile ti potessi regolare sulla luna, sapendo che i giorni fertili per rimanere incinta iniziano poco prima dell’ovulazione. Ovvero il “magic moment” che scatta quando uno dei follicoli nelle tue ovaie scoppia come una bolla di sapone e lascia partire l’ovulo maturo per la sua avventura.

Questo è il momento della fertilità pura, ma dura pochissimo perché  l’ovocita vive dalle 12 alle 24 ore. 

Per fortuna qua entra in gioco anche l’altra metà del cielo: la fertilità maschile. Gli spermatozoi hanno una vita più lunga, al massimo 5 giorni se si trovano in condizioni ottimali, più comunemente 2-3 giorni. Quindi la tua “finestra utile” per il concepimento è un po’ più larga, non solo il giorno in cui ovuli ma anche i giorni subito prima. Se hai rapporti sessuali non troppo prima dell’ovulazione, gli spermatozoi possono rimanere attivi nel tuo grembo in attesa dell’ovulo e fecondarlo.

2. Calcolo giorni fertili: giorni buoni e giorni ancora migliori

Se hai la possibilità di gestire bene il tuo tempo, è meglio comunque che tu cerchi di individuare l’arrivo dell’ovulazione e pianificare il momento di intimità il più possibile vicino a questa, possibilmente subito prima, quando le condizioni sono ottimali. Se in teoria i giorni fertili sono 5 (sopravvivenza massima degli spermatozoi), in pratica è meglio restringere la finestra fertile, per una serie di ragioni pratiche.

Per esempio, se è vero che gli spermatozoi possono sopravvivere più giorni, hanno però molti ostacoli da superare. Uno di questi è l’ambiente acido della vagina, che in tutto il periodo al di fuori dell’ovulazione ha la funzione di difenderla da altri ospiti, quelli indesiderati, come batteri portatori di infezioni. Gli spermatozoi invece hanno bisogno di un ambiente lievemente alcalino, altrimenti muoiono rapidamente.

Quando si avvicina l’ovulazione infatti accadono alcuni cambiamenti fatti apposta per rendere la vita più facile agli spermatozoi. Fra questi, una serie di cambiamenti nel muco cervicale, il liquido che viene prodotto dalle ghiandole della cervice (detta anche collo dell’utero) proprio per facilitare la fecondazione.

Il muco cambia nelle fasi del ciclo, e questo è importante perché  seguire queste modifiche è molto utile per il calcolo dei giorni fertili, come vedremo nel prossimo paragrafo. Se l’ovulazione è ancora distante, il muco è denso e acido perché  in quel momento la sua funzione è ostacolare, non facilitare, il passaggio di possibili spermatozoi.

Come mai?

La ragione è che il tuo corpo sa cosa è meglio per te, quindi vuole che gli spermatozoi abbiano vita facile solo quando è il momento giusto per la fecondazione, per ottenere il miglior risultato possibile. Quindi il muco cambia, diventando più fluido, quando l’ovulazione sta per avvenire. Diventa anche nutriente e protettivo per gli spermatozoi, e il suo pH (il parametro che misura l’acidità) passa da acido a basico. Ricevere tutta questa protezione, nutrimento, e ambiente scorrevole per nuotare meglio fino alla meta è fondamentale per i piccoli fertilizzatori.

Negli ultimi decenni purtroppo la quantità degli spermatozoi si è dimezzata negli uomini dei paesi più industrializzati. Invece Madre Natura aveva fatto le cose bene, prevedendo che in un normale rapporto sessuale venga emessa una quantità enorme di spermatozoi. Parliamo di 200, 300 milioni. Risalire l’apparato riproduttivo femminile è un’impresa epica per questi minuscoli nuotatori. La maggior parte di loro soccombe nello sforzo ed è per questo che ne servono così tanti.

Se un uomo ha già in partenza una concentrazione ridotta di spermatozoi, rapporti sessuali molto frequenti possono ridurla ulteriormente. Non a caso le istruzioni per un uomo che deve fare uno spermiogramma richiedono di astenersi da ogni attività sessuale per alcuni giorni. Le gonadi maschili sono sempre in produzione, è vero, ma anche loro ci mettono un po’ a ricostituire le riserve. Inoltre, l’età incide sulla qualità dello sperma, come dimostrato da studi sulla fertilità maschile condotti negli ultimi anni.

Per tutte queste ragioni, può essere che lasciarsi semplicemente andare a 4-5 giorni di passione sfrenata a metà del tuo ciclo non sia sufficiente a centrare l’obiettivo.

Vediamo dunque tutte le opzioni che hai per individuare il tuo magic moment, il calcolo giorni fertili, ed assicurarti che l’incontro fatale fra ovocita maturo e spermatozoo avvenga davvero nelle migliori condizioni possibili.“Negli ultimi decenni purtroppo la quantità degli spermatozoi si è dimezzata negli uomini dei paesi più industrializzati.”3. C’era una volta il metodo Billings

C’è ancora, per la verità. C’è anche l’organizzazione WOOMB International (* womb in inglese significa utero), acronimo di World Organization Ovulation Method Billings,  fondata nel 1978 da John J Billings, il medico australiano che già negli anni ’50 insieme a sua moglie Evelyn aveva iniziato a studiare la funzione del muco cervicale nella fertilità femminile e la sua correlazione con il momento dell’ovulazione. La storia delle loro ricerche è contenuta in un lungo articolo, lettura interessante per ripercorrere il cammino compiuto dalla scienza fin dalla fine del 1800 per comprendere la funzione del muco cervicale nel delicato meccanismo della fertilità. Soprattutto, come usarlo per individuare i giorni fertili per rimanere incinta.

Ma non è passato di moda, tutto ciò? Assolutamente no.

Il metodo Billings, come altri un po’ “antiquati” sistemi che cercano di offrire alle coppie un modo naturale di controllare la loro fertilità, non è il massimo come anticoncezionale. Però offre possibilità molto interessanti se l’obiettivo invece è restare incinta.

Il mitico metodo Ogino-Knaus e il metodo della temperatura basale

All’epoca Billings era infatti motivato più dalla necessità di un numero considerevole di coppie di evitare la gravidanza. Negli anni ’50 era già in uso il cosiddetto “metodo del ritmo”, conosciuto anche come “Ogino-Knaus” dai nomi di due ginecologi che trent’anni prima avevano studiato i cicli riproduttivi della donna. Il dr. Kaysaku Ogino era giapponese, il dr. Herman Knaus austriaco.

Il metodo prevedeva semplicemente l’astensione dai rapporti sessuali nel periodo fertile della donna. La finestra di fertilità ipotizzata era molto più ampia, fra 10º e il 18º giorno, tenendo conto della possibilità di cicli più lunghi o più brevi di quello standard di 28 giorni.  Per questo considerare fertili molti più giorni doveva servire ad evitarli, e con essi gravidanze indesiderate.

Però anche così il metodo Ogino-Knaus come anticoncezionale non era molto sicuro e aveva un’alta percentuale di insuccessi. L’altro metodo che aveva iniziato ad essere praticato in quegli anni era quello della temperatura basale. Quando una donna sta per ovulare, la sua temperatura si abbassa e poi risale ad ovulazione avvenuta e si mantiene ad un livello superiore di qualche decimo di grado, rispetto alla prima fase del ciclo, fino alle mestruazioni. Questo saliscendi segue quello del progesterone, l’ormone che prepara l’utero a una possibile gravidanza e poi la supporta quando questa si verifica.

I fan della teoria del metodo basale, che consiste nell’annotare ogni giorno la temperatura al risveglio per poter individuare l’ovulazione quando avviene il cambiamento, sostengono che sia addirittura più precisa della pillola anticoncezionale! Questa idea per esempio è propugnata in uno studio dell’Università di Heidelberg.

Il fatto però è che ci sono diversi fattori da tenere a mente: è abbastanza stressante dover misurare ed annotare ogni giorno la temperatura, che poi può far facilmente le bizze per tutte altre ragioni. La nostra temperatura è infatti influenzata da molti elementi e la variazione di temperatura al ribasso, indice di prossima ovulazione, può sfuggire. Infatti di giorno in giorno possiamo comunemente avere delle piccole variazioni di temperatura.

Sicuramente più semplice rilevare l’innalzamento di temperatura, ma questo rileva l’ovulazione quando è avvenuta, non prima.

Calcolo giorni fertili: entra in scena l’analisi del muco cervicale

Siamo dunque nel 1953 e in Australia John Billings cerca qualcosa di meglio per le coppie che vogliono assolutamente un metodo contraccettivo naturale. Studiando tutto quel che riesce a trovare nella letteratura scientifica individua un testo addirittura del 1868, di tale Dr. J.M. Sims che aveva partecipato a sviluppare un test post-coito per gli spermatozoi. Scoprendo così che la miglior motilità degli stessi si riscontrava “quando il muco cervicale diventa chiaro e translucido e con una consistenza simile alla chiara d’uovo”.

La grande importanza di questa osservazione non fu colta subito. Appena negli anni ’30 ci tornarono su due ginecologi francesi, Seguy e Vimeux, scoprendo che al momento dell’ovulazione il muco cervicale diventa temporaneamente permeabile agli spermatozoi. Fino ad allora, le perdite biancastre riferite dalle donne durante il ciclo erano state definite genericamente “leucorrea” e considerate non importanti.

Billings invece capì di essere sulla buona strada ed iniziò ad interrogare tutte le pazienti su tutti i dettagli delle perdite di muco: che aspetto avevano, che sensazione davano, per quanti giorni erano presenti ed ogni altro possibile dettaglio. Al di là di alcune piccole differenze fra una donna e l’altra, il medico australiano si rese conto che c’erano dei “cambiamenti sequenziali”, cioè che le caratteristiche riferite da molte donne si ripetevano in modo regolare.

Ecco cosa scoprì l’acuto ricercatore:

  • subito dopo le mestruazioni, “fase asciutta”; 
  • il muco compare dopo alcuni giorni, circa 8 prima dell’ovulazione ed è in questa fase denso, biancastro, con pH molto acido (3,5-4,5);
  • il muco si fa trasparente e fluido verso la metà del ciclo, intorno al quattordicesimo giorno, e diventa “filante”: tirandone una goccia fra indice e pollice si formano dei filamenti;
  • all’ovulazione la secrezione del muco è al culmine dell’abbondanza;
  • circa tre giorni dopo, il muco torna ad essere denso e appiccicoso per poi asciugarsi del tutto.

Il successo della contraccezione naturale migliorò moltissimo quando Billings e sua moglie iniziarono ad insegnare alle donne ad usare l’osservazione del muco per il calcolo dei giorni fertili. Le signore furono particolarmente felici di poter buttar via l’odiato termometro: i cambiamenti delle loro secrezioni naturali erano un indicatore abbastanza preciso da non aver bisogno anche delle misurazioni della temperatura basale.

4. La vera importanza del muco cervicale 

Oggi sappiamo molto di più. Per fortuna la scienza ha fatto progressi, scoprendo che la funzione del muco è fondamentale per il calcolo giorni fertili.

Questo liquido, quando il tuo corpo inizia a modificarlo in preparazione dell’ovulazione, non diventa solo un mezzo più facile nel quale gli spermatozoi possano nuotare per risalire fino alle tue tube di Falloppio e incontrare l’ovulo maturo. Il muco fertile, perché oggi è così che si chiama – definizione ufficiale – contiene anche sostanze nutritive in abbondanza per sostenere gli spermatozoi, che hanno bisogno di molte energie.

Normalmente una donna impara presto a conoscere le sensazioni asciutto-bagnato che accompagnano la comparsa, crescita, picco e nuova scomparsa del muco, in sincronia con il ciclo mensile.Oggi il muco cervicale è parte della cultura generale delle donne sul proprio ciclo, ma può darsi che gli aspetti di fino non siano noti a tutte. Per questo il nostro piccolo excursus storico nel paragrafo precedente può essere utile.

Attenzione: qui parliamo di muco cervicale sano. Se ti accade di avere perdite di colori “strani”, giallastre o verdognole, e con odori sgradevoli, potresti avere un’infezione in corso. Quindi se noti qualche segnale del genere, peggio ancora se accompagnato da bruciori o dolori, rivolgiti subito al tuo ginecologo per fare delle analisi.

Un’altra avvertenza molto importante: se c’è qualche irregolarità nel muco cervicale, può essere un indicatore proprio di un possibile problema di fertilità. Per esempio, se il muco è assente del tutto, ecco un segnale abbastanza chiaro che non c’è neanche l’ovulazione. 

Non è una corrispondenza sempre sicura al cento per cento, nel senso che in qualche caso il muco viene prodotto anche se l’ovulazione non si verifica. Sono gli estrogeni inizialmente a stimolare le ghiandole della cervice a produrre il muco, quindi il processo ormonale del ciclo inizia. Però potrebbe non giungere a termine. Ad esempio, se soffri di sindrome dell’ovaio policistico o PCOs, potrebbe accaderti di produrre muco che poi si asciuga e poi dopo un po’ ricompare: il tuo corpo sta provando ad ovulare, non ci riesce, quindi prova più volte.

Possono esserci anche altri problemi che rendono il muco “ostile” agli spermatozoi. Le infezioni le abbiamo citate, ma anche diversi medicinali possono interferire con la composizione di questo liquido. Se hai in corso qualche terapia farmacologica, consultati sempre con il tuo medico curante.

Tutto questo ci porta ad una conclusione molto pratica: il metodo dell’osservazione del muco può essere sufficiente per individuare i giorni fertili per rimanere incinta, se non c’è di mezzo qualche problema particolare e il tuo sistema riproduttivo (e quello del tuo partner!) funziona bene. Quando noti che il muco è diventato trasparente, più liquido e filante, simile alla chiara d’uovo, sai che stai per ovulare. E che sei entrata nella tua finestra fertile.

Se però ti accade che vadano a vuoto più tentativi, per essere sicura che stai davvero ovulando ti serve qualcosa di ancora più preciso. Andiamo dunque a vedere il passo successivo.5. Calcolo giorni fertilil’era moderna e i test fai-da-te per verificare l’ovulazione

Prima o poi l’ingegnosità umana ci sarebbe arrivata. Come rendere disponibile la rilevazione degli ormoni dell’ovulazione a domicilio. Del resto, se era possibile per il test di gravidanza, perchè non l’ovulazione?

Fra tutti gli ormoni che intervengono nella tua fertilità, ce n’è uno in particolare che serve da bandierina rossa del momento dell’evoluzione: l’ormone luteinizzante, detto LH (Luteinizing Hormone).

Perché proprio lui?

L’ormone LH è quello che fa scattare l’ovulazione, stimolando il follicolo a scoppiare, rilasciare l’ovulo e poi trasformarsi in corpo luteo. Quando si avvicina il momento dell’ovulazione inizia una produzione intensa di ormone LH.

I test per l’ovulazione più semplici, e più economici, rilevano solo l’ormone LH. Si tratta di stick che riportano due striscette, una di controllo già colorata ed una che invece si colora quando nell’ urina (* per effettuare il test lo stick va immerso in un campione di urina) è presente l’ormone LH. Quanto maggiore la concentrazione, tanto più intenso il colore. Se vuoi conferma che sei entrata nella finestra di fertilità, devi attendere che la striscetta del test sia scura quanto quella di verifica o di più.

Questo significa ovviamente fare più test. Quanto spesso e quando cominciare?

Una considerazione: l’ormone LH ci mette qualche ora ad accumularsi nell’urina e siccome il corpo inizia a produrlo al risveglio, non è la prima urina della mattina quella utile per il test. Bisogna attendere almeno fino all’ora di pranzo. Considerazione numero due, conseguenza della prima: siccome c’è uno scarto di qualche ora, un picco LH rilevato dallo stick potrebbe essere accaduto già molte ore prima. L’ovulazione si verifica dalle 24 alle 48 ore dopo il picco.

In parole povere, se usi questo stick che copre solo LH con questa “finestra” così stretta, non hai molto tempo da quando avviene il picco: dalle 36 alle 48 ore in tutto, nelle quali avere un rapporto. Per non rischiare di mancare il momento, ti conviene iniziare i test almeno un paio di giorni prima della data in cui ti aspetti l’ovulazione, e ripeterli ogni 12 ore per essere sicura di cogliere il segnale di quando l’ormone inizia a salire. 

Se vuoi un po’ più di tempo, puoi usare uno stick che riveli anche un secondo ormone, l’estradiolo. È uno degli estrogeni, che regolano la prima parte del ciclo. L’accrescimento dell’estradiolo non è così brusco come il picco dell’ormone LH, inizia molti giorni prima e aumenta più lentamente.

Per questo gli stick che rilevano entrambi gli ormoni possono darti un segnale su quando attenderti l’ovulazione con un anticipo fino a 4 giorni. Consiglio: leggiti bene le istruzioni, per capire come interpretare i risultati. Oppure acquista non sono gli stick, ma anche i lettori elettronici che interpreteranno i risultati per te.

Sembra tutto molto complicato?

Beh… forse un po’. Ma il ciclo femminile è complicato. Un concerto al quale partecipano numerosi elementi, con un compito difficile: partecipare alla creazione di una nuova vita. Non si può pretendere che sia semplice come schiacciare un bottone.

I test alla fine sono utili anche per imparare qualcosa su di sé.

Ancora un’avvertenza: neanche il kit moderno, neppure quello con tanto di computerino, è infallibile. Può ancora accadere che l’ovulazione non avvenga, anche se le striscette colorate erano tutte al loro posto. Se accade un “incidente” di questo tipo, potrebbe esserci di mezzo la sindrome dell’ovaio policistico o qualche problema un po’ più complesso e quindi è ora di rivolgersi al ginecologo. “Ma il ciclo femminile è complicato. Un concerto al quale partecipano numerosi elementi, con un compito difficile: partecipare alla creazione di una nuova vita. Non si può pretendere che sia semplice come schiacciare un bottone.”6. Per chiudere il cerchio, una considerazione pratica sul calcolo giorni fertili

Abbiamo appena visto che gli stick per l’ovulazione di qualità migliore rilevano anche l’estradiolo. Hanno il vantaggio di darti un paio di giorni di tempo in più.

In realtà, per questo non ti serve lo stick. Le modifiche del muco cervicale quando si avvicina l’ovulazione sono avviate proprio dall’aumento di estradiolo. In altre parole, il tuo corpo ti ha già fornito gratuitamente uno strumento di rilevazione. Ribaltando il ragionamento, se per qualche ragione ti riesce difficile seguire le variazioni delle tue secrezioni naturali, lo stick svolge lo stesso compito in un altro modo. Rifletti e valuta qual è il sistema che può adattarsi meglio alle tue esigenze.

Anche l’altro metodo “antiquato” che abbiamo visto, quello della temperatura basale, ha un’utilità sempre attuale: l’innalzamento della temperatura conferma l’avvenuta ovulazione. Ma non solo. 

Ci sono altre due cose che puoi scoprire da come si comporta la tua temperatura basale: se sei rimasta incinta o se al contrario la tua ovulazione non funziona, anche se magari non te ne accorgi perché  hai lo stesso le mestruazioni. In quest’ultimo caso (ciclo anovulatorio), la temperatura basale resta più o meno costante durante tutto il ciclo proprio perché l’ovulazione non avviene.

Se invece è iniziata una gravidanza, la temperatura basale non ridiscende, dopo essere salita al momento dell’ovulazione. Anzi, crescerà ancora un po’ nei giorni in cui avrebbe dovuto arrivare la mestruazione.

Ti interessa questa materia? Hai voglia di investire un po’ di tempo a conoscere meglio questi sottili meccanismi della tua fertilità? Puoi per esempio vedere come si organizza chi segue il cosiddetto metodo sintotermico partendo da queste tabelle. Il metodo sintotermico combina il metodo Billings del muco cervicale e l’osservazione della temperatura basale.

Il tutto è abbastanza laborioso, ma può aiutarti a sentirti più in controllo della situazione: entrare in sintonia con il tuo corpo riporta il timone nelle tue mani (se è tutto a posto con la fertilità della tua coppia).

Se invece stai facendo fatica, se ti stai chiedendo “perché  non riesco a rimanere incinta?”, questi semplici test possono comunque aiutarti a restringere il campo delle ipotesi e orientarti meglio. Ti sarà comunque utile nei passi successivi e nel rapporto con i medici.

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